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Chiedi a Michele di Michele Neri

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Fotografatemi, per favore

Dopo anni di difficoltà crescenti (legge sulla privacy,
arcigni e vuoti controllori dell’immagine, spocchia del soggetto ecc)
nel tentativo di fotografare le personalità (fotografarle per
i giornali o per gli archivi delle agenzie fotografiche) apro il succoso
numero cento di Granta (con tanti racconti scelti da William
Boyd), arrivo a pagina 84 e mi sembra di sognare. C’è una autodomanda
del romanziere Jonathan Franzen sulla pagina di sinistra e su quella di
destra il suo faccione da giovane zio filosofo. A Franzen è stato chiesto (così come
ad altri scrittori) di farsi la domanda che nessun intervistatore gli aveva
ancora posto e poi di posare per un ritratto. Prima sorpresa, Franzen
si chiede come mai a un punto della sua carriera ormai ben fiorita accetti
ancora di farsi fotografare. Ma è la risposta ad avermi fatto la giornata,
sintetizzo:
“E’ perché sarebbe più faticoso dire di no
“Lo faccio perché è la scelta di minor resistenza
“Perché certe volte è più facile essere gentili
“Per paradosso mettersi lì davanti alla macchina e sorridere è un modo
per salvaguardare la propria privacy
“Quando dici sì riesci a controllare qualcosa che se invece dicessi
di no non riusciresti”.
Oltre alla speranza (per fotografi, agenti, lettori, giornali ecc) che siano
in molti a pensarla con Franzen (è sempre stato così “buono”, anche
nei suoi libri) e rendere così il lavoro del ritrattista più semplice, mi sembra
che le risposte (la quarta e la quinta) dello scrittore possano avere
una validità più assoluta. Una bella e nuova impostazione.