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Chiedi a Michele di Michele Neri

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Il viaggio di Kingsley e il futuro del fotogiornalismo


E’ di pochi giorni fa la notizia cbe questo reportage, Kingsley’s Crossing,
ha vinto un premio Emmy nella categoria Documentari Broadband.
Per chi segue l’evoluzione del fotogiornalismo, per chi cerca di far sopravvivere
il lavoro dei reporters è una notizia di grande rilevanza. Mostra il punto di arrrivo possibile
di una strada appena intravista, la trasformazione del fotogiornalista in documentarista
multimediale. Il fotografo Olivier Jobard nel raccontare la storia del ventitreenne Kingsley
che dal Camerun, dove fa il bagnino, sogna una vita migliore in Europa e per questa
è pronto a sacrificare tutto, non si è limitato a produrre una testimonianza
fotografica come vorrebbe la professione, ha raccolto materiale audio e video e poi
ha affidato la produzione del documentario a una piccola e molto indaffarata
factory di produzione multimediale, MediaStorm.
E’ solo un esempio tra i tanti di un’evoluzione in corso. Stretti tra i budget sempre
più ridotti dell’industria editoriale e gli elevati costi di produzione dei reportages,
i fotoreporter probabilmente non possono che allargare il raggio d’azione
e diventare storyteller multimediali per poter rientrare dei
costi e raggiungere un pubblico sempre più vasto e con uno spazio
riservato sempre di più all’emozione. E’ la strada che stanno seguendo
i freelances più consapevoli e le principali agenzie fotogiornalistiche.
Nel viaggio tormentato di Kingsley verso Nord, nella sua voce calma anche
attraverso i drammi, nella possibilità di vedere e ascoltare il prima, il durante
e il dopo di un momento cruciale della sua esistenza, ci sembra
di aver percorso un tratto insieme a lui, sotto la stessa luce,
quasi davanti alle stesse paure e aspettative.

Una delle risorse più importanti per integrare i servizi fotografici è l’audio.
Un ottimo esempio di come possa arricchire le immagini è dato da
Never coming home. Il fotografo Andrew Lichtenstein
ha incontrato diverse famiglie americane che avevano perso un figlio,
un marito, un padre nella guerra in Irak. Nel suo viaggio pieno di dolore si è fatto
accompagnare da Zac Barr, tecnico del suono. Alex Majoli, fotoreporter italiano
di Magnum, con Libera Me è riuscito a dare un’inedita interpretazione
dei Sei personaggi in cerca d’autore in questa performance
fotografica ispirata alle parole di Pirandello. Fa parte del progetto “Magnum in Motion”
dell’agenzia Magnum. Sono interessanti anche molti dei servizi, sempre
di Magnum, in formato podcast. Da fotografo
a videomaker è il percorso di Lauren Greenfield
dell’agenzia VII: Thin è il suo straordinario documentario sui disturbi alimentari.
Per vedere come possano integrarsi in modo efficace più fotografi sullo stesso tema,
si guardi l’approfondimento sulla vita nel mondo arabo in sette Paesi
a cura di quattro fotografi di VII: Alexandra Boulat, Joachim Ladefoged,
Antonin Kratochvil e Gary Knight. Un formato più snello e con un ritmo
indicato all’attualità nei filmati dell’agenzia WPN. Il lavoro del fotografo
Ivan Kashinsky sulla distruzione provocata dal vulcano equadoregno Tungurahua.
Il reportage sui soldati impegnati in Irak di Scott Nelson o sugli eco-pirati di Paul
Taggart. Altre informazioni su questa evoluzione del fotogiornalismo si
possono leggere in un articolo pubblicato sul numero di oggi di Nova.

Commenti

In questi giorni è uscito il nuovo sito del più prestigioso giornale italiano: corriere.it. Se lo confrantiamo con altre testate americane o spagnole o..., c'è da mettersi le mani nei capelli. Quando capiremo che bisogna investire in questo nuovo modo di fare fotogiornalismo?
hai ragione qualche tentativo di portare nuovi contenuti al loro sito nel tempo li ho fatti il paradosso è che il budget dedicato alla nostra offerta di contenuti multimediali negli anni si è abbassata