E' arrivato un Dispaccio. Fateci caso
Nel tentativo da parte del fotogiornalismo di intraprendere una nuova
strada per trovare lettori, curiosi, fiancheggiatori, una formula sempre
più importante è rappresentata dall'integrazione di vecchio e nuovo: carta
e multimediale, video e lunghi pezzi di scrittura. In questo senso si presenta
Dispatches. Editore e art director è un celebre reporter inglese,
Gary Knight dell'agenzia VII. Il primo numero, "In America",
ospita un portfolio fotografico (che non lascia certo indifferenti)
di un suo collega di agenzia, Antonin Kratochvil. Tutti i testi percorrono
la linea sottile della percezione del diverso, del fuori,
delle emergenze planetarie da parte di una popolazione che come dice Paul Theroux
in un articolo di Dispatches è ostinatamente innamorata
di se stessa e poco interessata alle virtù degli altri. Hanno
scritto anche John Kifner (già collaboratore del New York Times, il premio Pulitzer
Samantha Power e un reporter, Muzamil Jaleel, nato in Kashmir ma educato a
Berkeley che racconta on the road l' America di oggi.
Il tema un po' di tutto il primo numero è: come pensano gli americani
di condividere con gli altri sei miliardi e rotti di persone lo stesso pianeta?
Sul sito ci si può abbonare al nuovo giornale. Lo farei. Non è facile trovare
insieme qualità di intenzioni e risultati senza nemmeno un briciolo di supponenza.










