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Chiedi a Michele -

13/05/08

E' arrivato un Dispaccio. Fateci caso

Nel tentativo da parte del fotogiornalismo di intraprendere una nuova
strada per trovare lettori, curiosi, fiancheggiatori, una formula sempre
più importante è rappresentata dall'integrazione di vecchio e nuovo: carta
e multimediale, video e lunghi pezzi di scrittura. In questo senso si presenta
Dispatches. Editore e art director è un celebre reporter inglese,
Gary Knight dell'agenzia VII. Il primo numero, "In America",
ospita un portfolio fotografico (che non lascia certo indifferenti)
di un suo collega di agenzia, Antonin Kratochvil. Tutti i testi percorrono
la linea sottile della percezione del diverso, del fuori,
delle emergenze planetarie da parte di una popolazione che come dice Paul Theroux
in un articolo di Dispatches è ostinatamente innamorata
di se stessa e poco interessata alle virtù degli altri. Hanno
scritto anche John Kifner (già collaboratore del New York Times, il premio Pulitzer
Samantha Power e un reporter, Muzamil Jaleel, nato in Kashmir ma educato a
Berkeley che racconta on the road l' America di oggi.
Il tema un po' di tutto il primo numero è: come pensano gli americani
di condividere con gli altri sei miliardi e rotti di persone lo stesso pianeta?
Sul sito ci si può abbonare al nuovo giornale. Lo farei. Non è facile trovare
insieme qualità di intenzioni e risultati senza nemmeno un briciolo di supponenza.

CATEGORIE: Media

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30/04/08

La foto senza tempo dell'anno

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Questo sabato si inaugura a Milano la prima delle due mostre italiane del World
Press Photo
(il principale premio internazionale di fotogiornalismo). Ha vinto il primo premio
un fotografo inglese, Tim Hetherington. Una carriera
importante e sempre in trasformazione per sfuggire alla crisi del mercato,
alla concentrazione delle fonti, alla spesso spietata evoluzione tecnologica.
Quando in pochi ci capivano era già uno dei primi a sperimentare con
la multimedialità; ha prodotti diversi documentari. E se uno guarda la foto dell'anno,
prodotta su assignment per Vanity Fair americano, con cui Hetherington ha
un contratto, riconosce il suo sapere viaggiare nel tempo in modo molto
personale e che lascia il segno. L'immagine del soldato americano distrutto
dal combattimento con i Talebani ha tutta l'imperfezione tecnica necessaria per
diventare una perfetta (riuscendo a dare un senso emotivo e incarnato
al digitale) foto di guerra di una guerra senza tempo, della guerra
come si è visto in fotografia e nel cinema. Come riportano Adam Broomberg
& Oliver Chanarin nell'ultimo numero della rivista di fotografia 8 da
una conversazione con Hetherington, alla redazione di Vanity Fair,
dove è uscita la prima volta il suo servizio fotografico, nello stesso numero
veniva pubblicato anche un pezzo su Apocalypse Now di Coppola. Il grafico,
nel fare delle fotocopie delle foto dell'Afghanistan del 2007 e delle stills del
film di Coppola le ha scambiate una per l'altra.

CATEGORIE: cultura

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22/04/08

I polimeri sono per sempre, noi no

Nell' Earth Day non posso non consigliare questo libro, è uscito
in Italia da un mese, sta occupando le migliori ore delle mie serate.
"Il mondo senza di noi" del giornalista americano Alan Weisman. Ne hanno
già parlato in tanti, mi metto in fila, con alcuni motivi per cui leggerlo
di questi tempi.
In sintesi, il contenuto. Alla ricerca di cosa succederebbe al pianeta
dopo l'ultimo, improvviso, simultaneo, non augurabile, respiro dell'umanità,
Weisman racconta cosa è successo prima dell'uomo,
cosa è successo dove e quando l'uomo
è stato cancellato in una regione, cosa si ipotizza possa accadere in un'alba
liberata dal nostro rumorosissimo peso. E difficilmente ho provato più gratitudine
nei confronti di chi parla della nostra scomparsa e in genere, di chi ha scritto un saggio.
Ho imparato i nomi di centinaia di fiori, arbusti, insetti, animali, materiali, eventi,
meccanismi, organizzazioni, reperti, teorie, ragioni, spiegazioni.
Weisman ha una cultura pratica sterminata.
Ho scoperto l'esistenza di persone, dai sottofondi di Manhattan e Istanbul,
da Cipro al Kenya alla Bielorussia che conoscono e si occupano di quello che sta succedendo
centimetro per centimetro, secondo per secondo, tra foreste,
gallerie delle metropolitane, savane, pozzi petroliferi,
e come dei saggi indiani usano la magia del coraggio e dell'abnegazione
per rimandare il giorno in cui non c'è nemmeno tempo di dire "ciao".
Ho visto "attraverso" le cose di tutti i giorni come se di colpo gli occhi
scoprissero pietre preziose e minacce nel cemento, l'asfalto, ogni manufatto.
Ho letto un libro che regala una pace straordinaria, è talmente ben descritta
la ricchezza, la vitalità del pianeta, i sotterfugi e le saggezze di piante o animali,
la loro naturale insistenza a vivere, la loro naturale prevalenza,
da abbassare il suono della nostra vanità, disattenzione, ignoranza
per far tornare il suono degli altri, per ridarci uno ruolo commisurato.
Qualcuno avrà letto con malinconia e fascinazione La Nube Purpurea di Shiel
o altri affreschi planetari del dopobomba, incluso l'ultimo romanzo di
Cormac McCarthy, La strada, ma qui non siamo né dopo né in
una fantasia, siamo noi in mezzo a questi assurdi cianobatteri e liquidambar,
tra gli ultimi quaranta esemplari di tetraone della prateria di Attwater,
nello stesso tempo degli orsi polari resi ermafroditi dall'uso umano
dei policlorobifenili (Pcb); forse sarà proprio il ridicolo
bradipo a riempire la Terra e il Sahara potrebbe tornare
a essere coperto di fiumi e laghi. Tutto è ancora possibile.
Non riesco nemmeno a immaginare come sia riuscito Weisman
a scrivere un libro così informato, delicato, travolgente, serio, intimo,
deve essere stata una fatica pazzesca, ci vuole un coraggio introvabile.

CATEGORIE: Recensioni

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19/04/08

Il fotografo che inventa i colori del mondo

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Avrei dovuto dire un fotografo con la coscienza e la mente
pulite. Il che può far ridere, ma se applicato all'americano
Jeff Jacobson, battitore libero della fotografia (anche se già Magnum,
Archive Pictures e ora Redux) è inevitabile e sensato. Ha attraversato
decenni di politica, società, ambiente, natura, umanità americana
senza perdere mai l'indipendenza di giudizio, senza storcere le proprie
immagini perché incontrassero il gusto dominante. Il vantaggio di continuare
a guardare con gli stessi occhi che rende lo sguardo di Jacobson pieno
e denso come se non avesse mai perso una totalità a vantaggio di
sguardi parassiti. Oggi è a Roma, inaugura la sua mostra "Melting Point"
alla Galleria Cedro26 in Trastevere. Un'occasione per scoprire
un grande irriverente e dolce narratore dell'America
di oggi. Qualcuno che dalle nostre parti manca, come
è sempre mancato un altro che non si piegava, il dottor Hunter
S. Thomson o un regista di documentari come
Errol Morris. Il mistero è come nascano i colori delle sue fotografie,
come se la reazione del suo sguardo con il mondo producesse
quello che non avremmo mai immaginato esistesse, eppure
era sempre stato davanti agli occhi.

CATEGORIE: Prima pagina

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17/04/08

Fotografia su grande schermo

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Due tra i più attesi film documentari di quest'anno hanno
alla base la fotografia. Su cui poggiano, e poi indagano, commentano,
indignano, allargano e coinvolgono. Il documentario "I Am Because We
Are", scritto e prodotto da Madonna verrà presentato il 24 aprile al
Tribeca Film Festival di New York. Il documentario racconta il viaggio
di Madonna tra gli orfani dell'Aids nel piccolo
e devastato Malawi. Ispirazione e intensa presenza nel filmato
sono le fotografie sull'Aids in Africa della fotografa americana Kristen
Ashburn, frutto di un progetto durato sei anni. La fotografa ha partecipato
alla produzione, scattando nuove immagini per il documentario.
Errol Morris è un regista senza eguali. I suoi film o documentari,
da "The Thin Bue Line" a "Fog of War" inseguono la verità come un
cane instancabile che apre tutti i cassetti anche quelli sconvenienti,
senza conforto previsto. Ecco un suo nuovo very disturbing film: "Standard
Operating Procedure".
Verrà presentato a New York il 25 aprile.
Cosa è successo a Abu Ghraib. Cosa diavolo
è successo nella testa di chi ha fatto quelle famose fotografie, cosa
c'è oltre le terribili istantanee che abbiamo visto e di cui Susan Sontag
ha detto: non sono documenti ritrovati sulla tortura, ma scene
create deliberatamente create per la macchina fotografica dai soldati.
Senza la macchina fotografica non ci sarebbero stati tutti quei
mostruosi eventi. Morris è un filosofo, cerca di mostrarci quello
che cerchiamo di non vedere per poter sopravvivere "meglio" (sono
incerto sulle virgolette). Nella produzione del film, oltre che sulle centinaia
di immagini amatoriali di Abu Ghraib, si è basato anche sul lavoro
di un professionista, Nubar Alexanian, che lo
ha già accompagnato in diversi documentari. In tutti i due casi, la fotografia,
come dice intuitivamente il titolo del film di Madonna, permette di essere
(più informati, più veri, ecc) proprio perché racconta e svela
quanto qualcuno, noi, cioè gli altri, sono.

La fotografia in alto è di Kristen Ashburn/Contact Press Images.

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03/04/08

Emozione Hodgkin

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Non mi intendo d'arte, tantomeno di quella contemporanea,
però oggi me ne andrei alla Gagosian Gallery di Londra, perché si inaugura
una mostra, dopo tanti anni, del pittore che mi emoziona di più, Howard Hodgkin.
E le parole tornano. Intervistato dal Times sui suoi dipinti, dice: "Sono
rappresentazioni di emozioni". Un grande, quasi vecchio,
di una grandissima famiglia, dalla vita passivamente irrequieta
e che l'intervistatore descrive come "Non difficile
da far piangere, Le sue emozioni sono molto alla superficie".
(l'olio su legno si intitola Listening, 2003-2005, particolare)

CATEGORIE: cultura

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21/03/08

Il senso di James per il ghiaccio

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James Balog è uno dei più noti fotografi naturalisti, con
trent'anni di carriera. Da qualche tempo sembra aver
lasciato ogni altra attività per dedicarsi a un unico progetto,
fotografare i ghiacciai, gli iceberg del pianeta in modo tale
da renderli attraenti come persone, belli come sculture. In modo
da rendere ancora più difficile dimenticarsene e chiudere gli occhi
davanti alla loro fine, degrado, ritiro. Ha creato il progetto Extreme Ice
Survey
: ha installato 26 macchine fotografiche in 15
ghiacciai tra Alaska, Alpi, Islanda, Groenlandia e Montagne Rocciose.
Scattano una foto ogni ora fino all'autunno del 2009. Con le 300 mila
immagini raccolte produrrà video per descrivere l'urgenza di
un intervento a salvaguardia dell'ambiente artico e alpino.
Il 27 marzo Balog presenterà i risultati provvisori
del suo progetto al Forum sull'ambiente delll'Aspen Institute.
Balog è la prova (lo conosco da molti anni) che tra i fotografi
si nascondono ancora coraggiosi cacciatori di sogni in grande stile.
qui si vede una sua rapida presentazione.

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12/03/08

Una buona idea, fotografare gratis

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Da vent'anni i fotografi del sociale collaborano gratuitamente
con le organizzazioni no profit che operano nei luoghi o
nelle condizioni traumatizzate del mondo. Ora tre fotografi,
Michele Cazzani, Andrea Micheli e Nicola Demolli Crivelli,
tutti con esperienze di lavoro a favore di Ong e Onlus, hanno deciso
di fare qualcosa che non c'era, di sicuro in Italia e forse
in assoluto: un'agenzia fotografica per statuto associazione no profit,
dedicata esclusivamente alla documentazione visiva (foto e video)
delle iniziative delle varie Ong, Onlus ecc. L'hanno chiamata Photo Aid e hanno
appena cominciato. Ne parlo brevemente con Michele Cazzani.
Come vive un'agenzia no profit?
"Siamo appena all'inizio, ma l'idea è di lavorare per queste associazioni
senza farsi pagare. I soldi, pochi, li chiediamo agli sponsor. In questo modo
il denaro destinato alle associazioni va interamente a loro e le nostre
spese e un eventuale piccolo guadagno è a carico di chi ha soldi".
Qual è stato il primo lavoro?
"Un reportage fatto da Andrea Micheli sui bambini di strada di
Calcutta e sulla piccola struttura, l'onlus Pyari
che si occupa di loro".
Avete preso l'idea da qualche altra agenzia internazionale?
"No, è piuttosto il tentativo di trasformare in qualcosa di strutturato
le nostre esperienze precedenti. Cercare di offrire una buona
documentazione fotografica delle iniziative a chi spesso si affida,
per questo aspetto importante, all'amico dell'amico".

(in alto una fotografia di Andrea Micheli dal reportage su Pyari).

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10/03/08

Terra Project

E' sempre più difficile trovare in Italia un gruppo di fotografi
disposti a immaginare, finanziare, portare a termine progetti
che abbiano come tema principale il rapporto tra uomo e ambiente,
lavoro, sanità, (cose serie, insomma) e non per colpa dei fotografi
ma perché è raro che gli investimenti fatti siano poi premiati
in proporzione da media ecc. Uno c'è e si chiama Terra Project,
fondato quattro fotoreporter fiorentini. Oltre alla capacità di affrontare
queste tematiche ben bilanciati tra serietà e "pubblicabilità" mi hanno
sorpreso per aver capito subito la necessità di affiancare
agli scatti, video e ripresa audio. I primi prodotti
multimediali si possono vedere qui.

CATEGORIE: cultura

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07/03/08

L'arte della convivenza

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Il Paese delle convivenze pericolose, estrose, strabiche
tra aggressività moderna e laceranti tradizioni che ci ricordano l'anima.
La Russia di oggi, tutto quello che è successo e sta accadendo,
nella mostra fotografica "L'ultimo Impero" di Sergey Maximishin, che
inaugura lunedì alla Galleria Grazia Neri di Milano.
Non è facile trovare spesso un equilibrio così riuscito e avvincente tra
enormità del compito (raccontare l'ex Urss) e l'onestà, l'assoluta
non presa di posizione di chi ha cercato di svolgerlo.
(Nella foto lo Zov Ilytchka Restaurant di San Pieroburgo, 2003).

CATEGORIE: cultura

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